Il Vento di Canale

Il “vento Cavaliere”, meglio noto ai pescatori come “vento Canale” o“grecalotto”, è il vento termico dominante tutto l’anno all’interno dell’area dello Stretto di Messina. La particolare ventilazione, dalla componente settentrionale, si produce all’imboccatura nord dello stretto, poco a sud di Capo Peloro, nei pressi della strozzatura tra la costa di Villa S.Giovanni e il litorale settentrionale messinese, quando le brezze termiche da Nord o Nord-Nord-est del basso Tirreno si incanalano lungo l’asse dello stretto acquistando ulteriore velocità. La massa d’aria una volta inserita nel corridoio orografico, tra i Peloritani e il massiccio d’Aspromonte, genera una sostenuta ventilazione, mediamente tra Nord-Est e Nord/Nord-Est, che si apre a ventaglio per poi uscire a tutta forza dal lato meridionale dello stretto verso lo Ionio. Il “vento Cavaliere” spesso si genera nel periodo tardo primaverile ed estivo, da Maggio a Settembre, soffiando con una certa costanza e abbastanza teso, specie se sul Mediterraneo centrale domina un’area anticiclonica (alta pressione delle Azzorre o promontorio africano) particolarmente robusta e capace di garantire il bel tempo, con cieli in genere sereni o poco nuvolosi.Questo vento rappresenta l’icona della classica estate mediterranea in riva allo Stretto di Messina. Sovente il gradevole vento termico si attiva sullo stretto durante la mattinata, dopo il sorgere del sole, quando sulle adiacenti coste tirreniche si alza la brezza nord-orientale, raggiungendo la sua massima intensità all’interno dello stretto nelle ore centrali del giorno, tra mezzogiorno e le 16:00 PM, per poi iniziare a indebolirsi dal tardo pomeriggio/sera, riducendosi ad una innocua “bava” nelle ore notturne. Sulla costa messinese il vento entra come un Nord-est pieno o una componente più verso Nord-Nord-est, spirando da sinistra verso destra se si mettono le spalle ai Peloritani. Sulla riva reggina, causa la locale orografia e l’interferenza con i rilievi aspromontani del vicino retroterra, tale ventilazione spesso si traduce con una componente più da Nord/Nord-Ovest o Nord-Ovest, che soffia da destra a sinistra se si guarda allo stretto, mettendo le spalle all’Aspromonte.Non è del tutto sbagliato identificare questa costante ventilazione dai quadranti settentrionali come l’avamposto più occidentale del flusso dei venti “Etesii” (o Meltemi) che sono dei venti periodici dai quadranti settentrionali che spirano frequentemente sul bacino centro-orientale del mar Mediterraneo, in particolare fra la Grecia, l’Egeo, Creta e le coste della Turchia occidentale, durante il periodo tardo primaverile ed estivo. In determinate condizioni può capitare che il flusso degli “Etesii “ si estende fin verso l’Adriatico meridionale e sullo Ionio, con l’attivazioni di una moderata ventilazione dai quadranti settentrionali che dal basso Adriatico e dal Canale d’Otranto scivola sul golfo di Taranto e sullo Ionio, bordando le coste ioniche calabresi e la Sicilia orientale, in particolare l’area dello Stretto di Messina, soggetta molto spesso, durante la stagione estiva, alla formazione di sostenuti venti termici da Nord e N-NE che si aprono a ventaglio lungo il braccio di mare, raggiungendo velocità considerevoli nonostante la presenza di un campo barico piuttosto livellato. La caratteristica principale di questo vento è la grande costanza, sia nella direzione che nella velocità durante l’intero arco di giornata.Recenti rilevazioni hanno dimostrato come l’influenza del “vento Canale” si ripercuote solamente nei bassi strati, fino ai 500 metri di altezza, ma alle volte pure meno al di sopra dello Stretto. Infatti sopra tale quota predominano le correnti nella libera atmosfera (al di sopra delle creste peloritane), spesso dai quadranti occidentali o nord-occidentali nel periodo estivo. Il flusso del “vento Cavaliere” a volte si può presentare come un vento particolarmente sostenuto tra Reggio, Messina e nella parte meridionale dello stretto, non solo di giorno, ma anche nelle ore notturne. Questo può capitare quando tra il Tirreno e lo Ionio si presentano delle leggere differenze di pressione, specie se i massimi dell’anticiclone sono centrati sul Tirreno o sul Mediterraneo centro-occidentale, mentre sullo Ionio e sull’area ellenica i valori pressori sono più bassi. Bastano piccoli gradienti barici, tra Tirreno e bacino ionico, per attivare una tesa ventilazione settentrionale all’interno dell’imbuto naturale dello stretto, con raffiche capaci di superare i 40-50 km/h all’imboccatura centro-meridionale, dove la corrente tende ad aprirsi a ventaglio sullo Ionio. Si è osservato pure che spesso, in presenza di moderati flussi nord-occidentali nella medio-bassa troposfera, sostenute raffiche di caduta si incanalano lungo le strette vallate dei Peloritani settentrionali, convergendo subito sullo Stretto, sopra il getto del “vento Cavaliere”, favorendo un ulteriore rinforzo di quest’ultimo.In tali situazioni sulle vette dei Peloritani spesso si formano delle spettacolari “nubi a bandiera” che descrivono con perfezione la convergenza tra le due correnti aeree diverse. Molto importante, ma non fondamentale per il suo sviluppo, è l’interazione che il vento termico ha con le forti correnti di marea, la “Scendente” (da nord a sud) e “Montante” (da sud a nord), che si alternano regolarmente ogni sei ore dentro lo Stretto di Messina, equilibrando masse d’acqua fredde abissali (acque ioniche) con acque leggermente più calde superficiali (acque tirreniche). Lo scambio tra i diversi flussi d’acqua alle volte può determinare lievissimi divari barici tra le opposte coste di questo braccio di mare, alimentando o indebolendo temporaneamente la portata di questa ventilazione che comunque non risente in maniera diretta del fenomeno di “Upwelling“ che si realizza lungo l‘area dello Stretto di Messina. Sulla riva messinese la ventilazione, inizialmente molto blanda sul settore nord della litoranea, inizia a prendere un certo vigore tra l’area fieristica e il porto della città peloritana, per rafforzarsi progressivamente verso la litoranea sud, da Maregrosso fino ai litorali di S.Margherita, Briga e Giampilieri marina, dove si toccano i massimi picchi eolici, fino a 40-50 km/h nelle situazioni ideali. Lo stesso discorso va fatto sulla dirimpettaia costa reggina, anche qui il flusso del “vento Cavaliere” si rinforza tra la zona di Gallico e il centro di Reggio Calabria, già sul lungomare reggino il vento diviene teso, raggiungendo le massime intensità lungo la periferia sud della città, l’area dell’aeroporto, dove può toccare i 40-50 km/h(localmente anche più), e il litorale di Pellaro fino a Capo dell’Armi.Ma il flusso che si origina nello stretto prosegue anche sullo Ionio, fino al tratto di mare antistante il golfo di Catania, localizzandosi a circa 1-2 miglia a largo delle coste sicule orientali, mentre sottocosta prevalgono le piccole brezze locali dai quadranti orientali. Questo vento locale inoltre è molto apprezzato da messinesi e reggini poichè col suo costante soffio riesce a mitigare l’opprimente calura estiva rendendo il clima in riva allo stretto relativamente più fresco rispetto alle altre località siciliane e calabresi, che non risentono del benefico influsso delle brezze marine. Nelle rare giornate di bonaccia, in presenza di intense rimonte di aria calda sub-tropicali provenienti dall’Algeria e pressione livellata su tutto il Mediterraneo, il caldo sulle due città dello stretto diviene insopportabile, tanto che la gente invoca a gran voce l’arrivo del “vento Cavaliere” per scacciare l’afa e l’inquinamento nei centri urbani.Questo vento inoltre quando soffia moderato produce anche un modesto moto ondoso che si estende con basse onde di mare lungo da NE fino alla costa ionica messinese e nei casi più estremi fino all’alta costa catanese, da Giardini Naxos fino al tratto di mare antistante Riposto e la costa acese. Di solito però il vento e il mare vivosi fanno sentire solo in mare, a circa 1-2 miglia dalla costa ionica messinese, mentre sottocosta si propagano le onde di mar morto che possono divenire abbastanza insidiose per le piccole imbarcazioni, specie nei tratti a largo di Capo Ali, Capo S.Alessio e Capo Taormina sulla costa siciliana, e Capo dell’Armi su quella calabrese, dove la presenza di fondali più bassi esalta ulteriormente il moto ondoso generando una discreta risacca. La particolarità di questa ventilazione, che soffia per chiare ragioni orografiche quasi sempre parallela alla linea di costa, rende lo Stretto di Messina un vero e proprio paradiso per gli amanti della Vela e di molti altri sport acquatici, come il Wind-surf o il Kite-surf, molto praticati sui nostri ventosi litorali. Anche nei prossimi giorni sullo Stretto continuerà a dominare incontrastato questo vento termico da Nord-Nord-est che riuscirà ad attenuare la fastidiosa canicola patita nelle ore più calde del giorno.

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Lo stretto di Messina, sotto l’aspetto paesaggistico e naturalistico, è senza ombra di dubbio una delle aree più belle e interessanti dell’intero bacino del Mediterraneo. Non per caso il braccio di mare fra Scilla e Cariddi si trova posizionato proprio nel cuore del “mare Nostrum”, tanto da rappresentarne l’essenza di questo. A causa della sua peculiare conformazione geo-morfologica, a forma di “imbuto” rivolto verso nord, lo stretto di Messina rappresenta una vera e propria “galleria del vento naturale“nel bel mezzo del Mediterraneo centrale, che costringe i flussi eolici nei bassi strati ad incanalarsi e amplificarsi notevolmente, scorrendo parallelamente all‘orientamento della linea di costa (un po’ come avviene all‘interno di una grossa vallata o un canyon). Le coste dello stretto di Messina sono spalleggiate, sul vicino retroterra, da importanti montagne, i Peloritani sulla riva messinese, e il massiccio dell’Aspromonte sulla riva reggina, che trasformano questo braccio di mare in una grande e lunga vallata fra Sicilia e Calabria, Proprio per questo motivo, spesso, i venti che soffiano lungo l’area dello stretto di Messina non rispondono alla nota legge di Buys Ballot, secondo la quale se ci mettiamo con le spalle al vento e ruotiamo verso destra di circa 40° troviamo l’area di alta pressione al traverso di destra e una bassa pressione al traverso di sinistra (questo vale per l‘emisfero boreale).I venti che investono il tratto di mare fra Messina e Reggio Calabria possono avere delle origini del tutto diverse. Ciò spiega perché è necessario costruire un modello a piccola scala per riuscire a capire e prevedere le complesse dinamiche eoliche di quest’area. In Italia statisticamente solo le Bocche di Bonifacio, il Canale d’Otranto e il Canale di Sicilia, riscontrano una ventilazione media mensile più forte rispetto al braccio di mare fra Reggio e Messina. Ma in nessuno di questi bacini sono cosi rare le bonacce, o le giornate senza vento, come sullo stretto di Messina. Proprio attorno lo stretto, grazie alla sua singolare orografia, quasi quotidianamente si attivano delle intense correnti termiche, con spiccate caratteristiche anabatiche e catabatiche legate a locali forzature orografiche. Gran parte dei flussi eolici di questa zona sono derivati da lievi differenze di pressione e di temperature che si instaurano fra le coste del basso Tirreno e l’area ionica.Inoltre la ventilazione che spira sullo stretto, come già anticipato, viene fortemente influenzata dalla presenza di ben quattro sistemi montuosi di una certa imponenza, come i Nebrodi, i Peloritani, l’Etna e l’Aspromonte, che ne modificano spesso la direzione e la velocità, costringendo i previsori a ridisegnare le carte del tempo su scala locale, con i necessari aggiustamenti per evitare un invalidamento delle previsioni meteorologiche (che purtroppo avviene di frequente a livello nazionale visto la mancata conoscenza del caratteristico microclima unico in tutto il Mediterraneo). Il vento Geostrofico, derivato dal perfetto equilibrio tra la forza di Coriolis e il “gradiente barico”, sovente viene mascherato dalla peculiare morfologia, ciò spiega perché la legge di Buys Ballot non è sempre applicabile lungo lo stretto.Lo stretto di Messina visto dai monti PeloritaniDi solito bastano dei piccoli “gradienti barici”, anche di 1 o mezzo hpa, per generare una ventilazione debole o moderata che scorre parallelamente all’orientamento della linea di costa, creando le condizioni adatte per diversi sport acquatici, come il wind surf, il kite e la vela, che vengono praticati sui nostri litorali, specie durante il periodo estivo. Data la particolare “conformazione” ad imbuto rovesciato verso nord e aperto a sud, ogni qual volta che spirano gli umidi venti dai quadranti meridionali, che dalle coste africane risalgono verso il Canale di Sicilia e lo Ionio, sullo stretto di Messina le correnti aeree possono divenire particolarmente impetuose negli strati bassi, dando luogo a intense burrasche e nei casi più estremi ad autentiche bufere, con venti che possono superare lo stadio di uragano, con raffiche di oltre i130-140 km/h. In questi casi, quando si attivano i venti di Ostro e Scirocco, caratteristici del Mediterraneo centrale, molto attivi lungo il settore caldo dei profondi cicloni che invadono l’area mediterranea centro-occidentale, sullo stretto i venti dai quadranti meridionali tendono ad incanalarsi in questa grande “galleria del vento naturale” rafforzandosi sensibilmente durante la risalita da Sud a Nord e agitando rapidamente l‘intero bacino.Lo stretto di Messina durante la grande sciroccata dell'11 Dicembre 2008Si genera cosi il cosiddetto “effetto Venturi” che con il graduale restringimento della sezione, man mano che ci avviciniamo all’imboccatura nord, causa una conseguente e netta intensificazione del flusso eolico che raggiunge i picchi di velocità proprio nell’estrema parte nord della strettoia, fra Capo Peloro e Cannitello, dove non di rado le fortissime raffiche che risalgono da Sud, per piegare più verso S-SO attorno Capo Peloro, raggiungono o superano abbondantemente la soglia dei 100-120 km/h, mentre lungo l’imboccatura sud e nella parte centrale non si superano neppure i 70-80 km/h. Da notare pure come nell’imboccatura nord, proprio a ridosso di Capo Peloro, i venti da S-SE e da Sud che risalgono l’area dello stretto, subito dopo aver impattato con la penisola di Ganzirri, tendano a ruotare più da S-SO e SO, venendo avvertiti con una maggiore componente di Libeccio (da 200° 220°) dagli anemometri collocati sul Pilone dal Centro Meteo della Società dello Stretto di Messina.Gli stessi anemometri che il 24 Novembre del 1991, durante una delle sciroccate più violente degli ultimi decenni, registrarono una max raffiche di circa 163 km/h (88 nodi), mentre l’anemometro più basso misurò un picco di oltre 142 km/h (77 nodi). Oltre allo Scirocco e all’Ostro sullo stretto le burrasche possono essere apportate anche dagli intensi venti di Ponente, Maestrale, e in misura minore di Tramontana, che spesso sono costretti a scavalcare velocemente i Peloritani settentrionali, incanalandosi lungo le principali vallate dove scorrono le fiumare, per gettarsi con forti raffiche di caduta, molto turbolenti e irregolari, sia nella direzione che nella velocità.Il 31 Dicembre del 1979, durante una fortissima maestralata, gli anemometri del pilone avrebbero registrato una massima raffica di152 km/h (circa 82 nodi). Notevoli pure i 148 km/h del 28 Dicembre del 1999, quando l’Italia e le aree tirreniche furono colpite dai resti della tremenda tempesta di vento atlantica che aveva messo in ginocchio il nord della Francia e parte della Mitteleuropa, causando enormi danni e tanti disagi. Un’altra corrente caratteristica e il “vento Cavaliere”, noto anche come “vento Canale”, che si genera nel periodo tardo primaverile ed estivo, da Maggio a Settembre, soffiando abbastanza teso e costante, specie se sul Mediterraneo centrale domina un’area anticiclonica (alta pressione delle Azzorre o promontorio africano) particolarmente robusta e capace di garantire il bel tempo, con cieli in genere sereni o poco nuvolosi. Sovente il gradevole vento termico si attiva sullo stretto durante la mattinata, dopo il sorgere del sole, quando sulle adiacenti coste tirreniche si alza la brezza nord-orientale, raggiungendo la sua massima intensità all’interno dello stretto nelle ore centrali del giorno, tra mezzogiorno e le 16:00 PM, per poi iniziare a indebolirsi dal tardo pomeriggio/sera, riducendosi ad una innocua “bava” nelle ore notturne. Sulla costa messinese il vento entra come un Nord-est o N-NE pieno, mentre sulla riva reggina, causa la locale orografia e l’interferenza con i rilievi aspromontani del retroterra, spesso si traduce con una componente più da Nord/Nord-Ovest o Nord-Ovest. La caratteristica principale di questo vento è la grande costanza, sia nella direzione che nella velocità durante l’intero arco di giornata.

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Perchè lo scirocco è il vento più tempestoso e pericoloso dello Stretto di Messina? 

Fra tutti i venti caratteristici lo scirocco è senza ombra di dubbio quello più violento e pericoloso nello Stretto di Messina. In determinate situazioni può sfornare vere e proprie bufere di vento, con raffiche capaci di raggiungere l'intensità di uragano, con picchi fino a 150-160 km/h.Fra tutti i venti caratteristici dello Stretto di Messina, lo scirocco è di sicuro quello più violento e tempestoso. Questo perché i venti meridionali, che dalla costa libica salgono in direzione dello Ionio, una volta abbracciate le coste della Calabria orientale e della Sicilia ionica, tendono ad incanalarsi all’interno dello Stretto di Messina, rafforzandosi sensibilmente durante la risalita da Sud a Nord, agitando rapidamente l‘intero bacino fra Reggio e Messina. Una volta “canalizzato” dentro lo Stretto, il flusso sciroccale comincia ad accelerare arrivato all’altezza della parte centrale dello Stretto di Messina, fra la penisola di San Ranieri e il litorale di Gallico, lungo la sponda calabrese. Proprio qui si genera cosi il cosiddetto “effetto Venturi” che con il graduale restringimento della sezione, man mano che ci avviciniamo all’imboccatura nord, causa una conseguente e netta intensificazione del flusso eolico che raggiunge i picchi di velocità proprio nell’estrema parte nord della strettoia, fra Capo Peloro e Cannitello, dove non di rado le fortissime raffiche che risalgono da Sud, per piegare più verso S-SO attorno Capo Peloro, raggiungono o superano abbondantemente la soglia dei 100-120 km/h, mentre lungo l’imboccatura sud e nella parte centrale non si superano neppure i 70-80 km/h. Da notare pure come nell’imboccatura nord, proprio a ridosso di Capo Peloro, i venti da S-SE e da Sud che risalgono l’area dello stretto, subito dopo aver impattato con la penisola di Ganzirri, tendano a ruotare più da S-SO e SO, venendo avvertiti con una maggiore componente di Libeccio (da 200° 220°) dagli anemometri collocati sul Pilone dal Centro Meteo della Società dello Stretto di Messina. Difatti in pochi sanno che lo Stretto di Messina è anche l’unico posto al mondo dove lo scirocco al suolo (il vento da SE), si tramuta in libeccio (da SO), con la creazione di furiosi “deflussi eolici” particolarmente violente sopra il livello del mare. Basti pensare che il 24 Novembre del 1991, durante una delle sciroccate più violente degli ultimi decenni, gli anemometri installati sul Pilone di Torre Faro registrarono una max raffiche di circa 163 km/h (88 nodi), mentre l’anemometro più basso misurò un picco di oltre 142 km/h (77 nodi). Parliamo di raffiche la cui intensità è equivalente a quella di un uragano di 2^categoria sulla scala Saffir-Simpson. Oltre allo Scirocco e all’Ostro sullo stretto le burrasche possono essere apportate anche dagli intensi venti di Ponente, Maestrale, e in misura minore di Tramontana, che spesso sono costretti a scavalcare velocemente i Peloritani settentrionali, incanalandosi lungo le principali vallate dove scorrono le fiumare, per gettarsi con forti raffiche di caduta, molto turbolenti e irregolari, sia nella direzione che nella velocità. Il 31 Dicembre del 1979, durante una fortissima maestralata, gli anemometri del pilone avrebbero registrato una massima raffica di 152 km/h (circa 82 nodi). Notevoli pure i 148 km/h del 28 Dicembre del 1999, quando l’Italia e le aree tirreniche furono colpite dai resti della tremenda tempesta di vento atlantica che il 26 dello stesso mese aveva messo in ginocchio il nord della Francia e parte della Mitteleuropa, causando enormi danni e tanti disagi.

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